In questa personale e timida sintesi vorrei raccogliere un primo elenco di inefficienze e preistoricità che ancora addensano il problema della Ricostruzione della mia Città. Sull’onda lunga della accertata e rinnovata moralità della governance del Paese e sulla verificata capacità dei miei concittadini di esprimere anche pungenti opinioni in merito al “problema comune”, propongo, se pubblicato, un confronto, di cui i cinque punti che seguono, che dovrebbe dare luogo ad un Manifesto del come gli Aquilani vorrebbero Ricostruire. MAR
Con il contributo di tutti coloro che vorranno naturalmente partecipare, invito i cittadini e spero i tecnici, miei colleghi, essendo entrambi, gli unici attori ed autori della ricostruzione, ad esprimersi in merito ad un rinnovato ed auspicabile modus operandi.
Troverete, quindi, di seguito, alcuni brani della mai collaudata cura emergenziale (penso ai famosi “strumenti per ripartire” tanto declamati) che oggi rappresentano, essi stessi, delle situazioni emergenziali ed ostative ad una chiara, partecipata, veloce ed efficace procedura per favorire la ricostruzione della nostra città.
Quello che penso e che mi ha persuaso a lanciare questa provocazione, semmai lo sarà, è un “fattore” di cui forse si tiene poco conto. Il “fattore tempo” è quello che, se non dominato nei nuovi modi e metodi per ripartire, provocherà la morte civile, sociale, industriale, artigianale, scolastico- formativa della nostra città. Solo i posteri, non noi né i nostri padri, ne ammireranno le bellezze architettoniche e monumentali. Vestigia da riesumare per le generazioni futuribili … Io vorrei tornare a passaggiare in centro. Passeggiare a negozi aperti e gente che formicola.
La sola preghiera è di segnalare o suggerire, argomenti o concetti che possano avere effettiva ragione d’essere, cioè supportati da immediata fattibilità, escludendo voli pindarici ed iperboli operative che non potrebbero trovare riscontro pratico per i noti problemi di congiunture economiche nazionali, di complicate programmazioni esecutive e di quanto altro non facilmente emendabile rispetto all’apparato normativo e tecnico che oggi abbiamo a disposizione per uscire da questo inferno di rovine e di rimbalzi polemici.
I primi Cinque:
- ORDINANZE INIQUE: si lavori ad un testo coordinato che estrapoli il succo operativo delle stesse, per la periferia e per il centro. Non ci può essere, infatti, uguale approccio normativo/operativo per la ricostruzione di un edificio storico ed uno in cemento armato. Inoltre, non è possibile che il monte contributo a metroquadrato per gli edifici classificati E sia comprensivo di IVA sui lavori, Spese Tecniche ed IVA su queste ultime (dalle 400€/mq si passa a circa 305€/mq per rendere sicure le nostre case). Ridicolo. Istituzione di un Tavolo Tecnico di emendamento ed integrazione delle ordinanze operanti, in cui siano rappresentati i tecnici e gli istruttori (aquilani) che poi dovranno, rispettivamente, applicarle e farle applicare correttamente. Ogni atto del Tavolo Tecnico dovrà essere reso pubblico ed i tecnici aquilani dovranno essere la maggioranza dell’assemblea deliberante.
- QUALITA’ EDILIZIA: si lavori ad un emendamento normativo che vada verso la semplificazione, (in periferia ormai è tardi), dell’“opzione abbattimento”, vista come rinnovamento del nostro parco edilizio, preferendo la sostituzione al consolidamento quando questo non comporta il raggiungimento dell’80% dell’adeguamento sismico negli edifici in c.a. ed il 60% negli edifici in muratura. Anche il nella Zona A c’erano ambiti degradati senza qualità storico-urbanistica. Puntiamo alla riacquisizione di una qualità edilizia in termini di estetica, sicurezza, risparmio energetico. Il terremoto deve, almeno per questo, essere un’occasione. Già ci hanno fatto sbagliare con le B, neanche indagate nei matriali componenti e nei terreni di giacitura e con le E in cui il Limite di Convenienza è stato, a volte, il deterrente per riparare a tutti i costi. Pensiamo alla possibilità di sostituzione di tutta l’edilizia possibile, datata anni 50, 60, 70.
- FILIERA VERA PASTOIA… Meglio il Modello Umbro (uffici pubblici di Comune (al posto di Fintecna), Provincia (leggi Genio Civile, al posto di Reluis), Regione (al posto di Cineas). Impieghiamo, da oggi, la cosiddetta Filiera, per addestrare il personale degli uffici tecnici pubblici. I NOSTRI tecnici. Rimpolpiamo gli uffici con personale tecnico aquilano, addestrato e pagato sicuramente con meno soldi di quelli che impegnamo per la Filiera. Formiamo Professionalità.
- PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI STRATEGICI: (pari dignità e programmazione dell’edilizia privata così come per gli interventi pubblici e le chiese, con la creazione di un ufficio monitoraggio e coordinamento). La nostra città deve ricominciare a pulsare. Riavvicinamento degli uffici pubblici e delle banche in centro. Programmazione stretta dei tempi di ricostruzione (ma non serrando le scadenze per la consegna di ristrutturazioni fatte con due soldi). Concertazione degli interventi in periferia ed in centro storico con un censimento delle attività private in essere. Velocizzazione del ripristino dei sottoservizi. Certezza di finanziamento e soprattutto del quantum erogabile annualmente.
- COMMISSARI NON PIU’ NECESSARI: Chiodi Commissario, a casa. Torni a fare solo il Presidente della Regione. Fontana rimanga come consulente strategico ma senza poteri decisionali, senza possibilità di legiferare. Marchetti, Vice Commissario, a casa. Non servono più commissari ai beni culturali o alla messa in sicurezza in centro storico. C’è la nostra Soprintendenza con i suoi/nostri tecnici. La fase emergenziale è finita.
Gli interessati potranno sviluppare i singoli punti o emendare quanto esposto in essi, aiutando, spero, a comporre una democratica, partecipata ed interessata traccia della nostra volontà di reagire.
F.

