Lettera a Bruno Vespa
Caro Dott. Vespa,
In merito all’ultima sua trasmissione in cui si è parlato della nostra città, volevo chiarire un paio di cose anche in merito a quanto emerge sulla gestione passata e presente della ricostruzione dell’Aquila
Secondo Lei la protezione civile ha gestito bene la prima emergenza?
E secondo Lei gli Enti Locali bloccano la Ricostruzione? Cominciamo.
La protezione civile “utile” è stata quella dei volontari e dei vigili del fuoco. Quella sana che ci ha veramente dato una mano.
La protezione civile MALSANA, quella che poi, con la legge del 2010 che lamenta Gabrielli, è stata stoppata nella sua paventata trasformazione in SPA dagli stessi signori politici che l’avevano generata, ha gettato le basi per il disastro che è oggi la ricostruzione della mia e Sua bella città.
Il progetto case per 14000 aquilani su 70000, le ordinanze 3779, 3790, l’imperversare di Fontana, la Triade (Fintecna, Reluis, Cineas), i Decreti Commissariali sul Limite di Convenienza, le scadenze serrate per la presentazione di pratiche di ricostruzione impostate sul calmiere economico anzichè sulla sicurezza delle nostre case. (e se vuole continuo).
Lei è al corrente di questo? Conosce la normativa di riferimento con cui stiamo ricostruendo le nostre case? E’ quello l’inizio del DISASTRO… L’impostazione che è stata data alla Ricostruzione dai vari Dolce, Calvi, De Bernardinis, Bertolaso…..
Un esempio?
Tutte le ordinanze vigenti fissano dei parametri per il rafforzamento locale (150€/mq comprese spese tecniche – OPCM 3779 per le case B) e per miglioramento sismico (400 €/mq comprese spese tecniche – OPCM 3790 per le case E) passando, in questo secondo caso, attraverso le forche caudine dell’infausto calcolo del Limite di Convenienza Economica e cioè il paragone, inteso come tetto massimo spendibile per la riparazione/sostituzione, delle opere occorrenti al miglioramento sismico dell’edificio danneggiato, con il costo di ricostruzione al nuovo, di un edificio di edilizia pubblica cioè economica e popolare. (Su questo argomento ci si potrebbe scrivere un libro di nefandezze).Se si fissano dei parametri economici generali per “la” sicurezza non capisco come si possa pensare ancora che la normativa in vigore sia stata concepita favorendo una ricostruzione “in” sicurezza.
Gli edifici, B o E che siano, non sono tutti ugualmente danneggiati. Come fa un indennizzo, attestandosi ad un valore generale per metroquadrato, a non prescindere da questa diversità? La risposta è a monte.
E’ sulla valutazione di agibilità/inagibilità di cui la Scheda AEDES è sintesi malata.
E’ sulla quella maledetta scheda AEDES, compilata dal DPC, che si annidano le prime fregature. La AEDES è una scheda di RISCHIO e non di DANNO. Il rischio per la pubblica incolumità si può sicuramente forfetizzare ma il danno sicuramante no.
Ed invece è sulla valutazione del RISCHIO della predetta scheda che si è impostato L’esito di agibilità ed il quantum necessario per il rafforzamento locale e/o miglioramento/adeguamento sismico.
In Umbria, più correttamente, si aveva più di un livello di analisi del danno che corrispondeva a incrementi del valore economico della riparazione/miglioramento.
Lo sa Lei che il “montepremi” di 400€/mq previsto nell’OPCM 3790, per la riparazione delle case E, include (senza che però sia scritto da nessuna parte) l’IV A sui lavori e L’IV A sulle spese tecniche nonchè le stesse spese tecniche per un ammontare residuo di soli 305€/mq circa di lavori per il miglioramento sismico?
E.quando l’IVA è passata dal 20 al 21%? …. e se dovessimo fare uno sforzo fino al paventato 23%? Di quanto si abbatterebbe ancora il quantum economico effettivamente usato per la Ricostruzione? Se Lei ha fatto eseguire dei lavori di riammodernamento di casa sua, per esempio, si ricorda quanto ha speso a metro quadrato? Faccia questo raffronto, cortesemente. Per lavori interni si intende! Queste sono alcune delle schifezze prodotte nella prima emergenza con cui io ed i miei colleghi combattiamo tutti i giorni.
Le uniche cose positive che si possono annoverare in questo casino, sono venute: dalla nostra amministrazione (con tutti i difetti e le lungaggini che ciascuno di noi può riconoscere), dai tecnici, dalla pazienza dei cittadini e dalle spontanee e popolari organizzazioni di protesta Queste ultime non dovrebbero essere sempre etichettate come anarchico-sinistrorse, da oscurare nelle Sue trasmissioni, ma ogni tanto mi piacerebbe che ogni aquilano ed anche Lei, le guardasse anche e prima, come “riunioni di aquilani dissenzienti”. Magari quello che hanno da dire non sono tutte fandonie.
Non abbiamo bisogno dei vecchi Commissari e neanche dei nuovi perchè in Umbria la ricostruzione è stata gestita dagli enti locali. Perchè noi non possiamo farlo?
Al posto di Fintecna, Reluis e Cineas (sa chi sono?) c’erano, in Umbria, con gli stessi compiti, gli uffici tecnici di Comune, Provincia e Regione. Hanno formato una classe di tecnici pubblici altamente specializzata in catastrofi tant’è che sono stati chiamati in Spagna dopo il terremoto di Valencia (credo) del maggio del 2010.
Noi PAGHIAMO con i soldi della ricostruzione la suddetta maledetta Triade e la paghiamo pure salata e a noi , sul territorio, non ci resta un piffero.
Basterebbe, se si volesse cambiare veramente, che i Ministri Barca e la Cancellieri capissero questo. Per il momento non sanno nulla. Chi li informerà?
Dopo il disastro di un territorio, sfruttiamo la catastrofe per produrre nuove potenzialità e specializzazioni. Formiamo (o facciamo formare dalla stessa Triade, a pagamento) una classe di tecnici pubblici che assista e controlli i professionisti nel disbrigo delle pratiche della ricostruzione, che oggi è ai suoi primi e stonati vaggiti; mandiamo poi a casa la Triade e cominciamo a risparmiare un sacco di soldi….
Mi scusi, se l’ho annoiata…. ma se qualcuno (i Sig.ri Ministri Barca e Cancellieri per esempio… o Lei per esempio) vuole conoscere i veri mali della ricostruzione a L’Aquila non deve ascoltare i Commissari, i Presidenti e per certi versi neanche i Sindaci…. deve ascoltare i professionisti. Sono solo loro, solo chi si è cimentato con questa iniqua e pressappochistica legislazione emergenziale può far capire, a chi dice che ci vuol dare una mano, quello che effettivamente e con due o tre mosse, è opportuno ed urgente fare.
Oggi la cosa più terribile per noi è la seguente: l’impostazione della Ricostruzione da un punto di vista normativo e procedurale, (lasciando perdere la sicurezza, per favore) incide su un fattore cruciale che segnerà il destino delle generazioni attuali e di quelle future e segnerà l’esistenza o meno del nostro territorio come realtà sociale Il fattore su cui si sta giocando è il TEMPO. Ed è davvero vile.
Un saluto affettuoso dalla mia (e la Sua) bella, rotta e bianca città.
Federico Santoro, Aquilano
P .S.
Francesco Erbani di Repubblica scrive dell’attualità aquilana sul suo libro il Disastro: … una politica attuata per via commissariale che oltrepassa gli organismi rappresentativi e anche procedure e strutture amministrative, sulle quali si fa gravare la responsabilità di tenere a freno il Paese. (leggi: la città).

